I borghi leccesi

I borghi leccesi

Borghi in provincia di Lecce

Andrano

È nel basso Salento e deve il suo nome a Sant’Andrea, protettore dei pescatori. In epoca feudale molte famiglie si avvicendarono nel comando del Borgo, che oggi è molto emancipato.

Oltre a bel Castello Spinola-Caracciolo, con una bella torre cilindrica e fossato, nel ‘600 divenne una costruzione signorile e poi acquistata da Comune negli anni ’80 del secolo scorso.

Oltre ad esso, in questo Borgo sono da vedere la settecentesca Parrocchia di S.Andrea Apostolo, la chiesa di S.M. delle Grazie; la Chiesa di San Domenico, la cripta del Santo Spirito. Il Paese è a pochi chilometri dal bellissimo mare pugliese. A poca distanza vi è il Parco Naturale Regionale protetto Costa Otranto e S.M. di Leuca.

Marina di Andrano
Melpignano - La notte della taranta

Melpignano

Il borgo ospita ogni anno il concerto finale del Festival della Notte della Taranta, ballo tipico salentino molto conosciuto nel Mondo.

Tra uliveti, pascoli e terreni pianeggianti vi è il borgo di Melpignano, crocevia di scambi, culture e lingue diverse. Il suo nome risale a Melpinius, centurione romano che, dopo l’occupazione di queste terre, ottenne la gestione del territorio.

Fino a giungere nei secoli ad essere aggregato a Castrignano de’ Greci.

Molte sono le architetture religiose e civili di grande pregio (tra cui molte Chiese, Conventi, edifici civili e tanti bei giardini).

Chi arriva nel Salento impara i tipici e facili balli locali molto coinvolgenti, come la pizzica (oramai famosa nel Mondo) e la Taranta di cui, ogni anno a Melpignano, si tiene la gara con finale l’ultima settimana di agosto, con concerto del Festival “Notte della Taranta”.

La cucina salentina è tipicamente mediterranea, cioè ricca di sapori e prodotti di grande qualità, oltre l’olio d’oliva puro, accompagnate dal vino locale.

Altri eventi sono: la Festa della Madonna di Costantinopoli – il 14 marzo; la Festa di San Giorgio – il 23 aprile; il “Melpignano Rock Festival” tra luglio e agosto. Il 21 luglio infine si svolge la sagra dell’anguria.

Morciano di Leuca

Sorge a 3 km. da Torre Vado. La campagna circostante è piena di ulivi secolari. Le sue origini risalgono all’età romana ed il territorio aveva tante fattorie, dedite alla produzione e al commercio di grano ed olio.

In età bizantina il casale conobbe una florida economica grazie alla produzione di olio di oliva (ancor oggi nel centro storico vi sono una ventina di frantoi). In età angioina (XIV secolo) fu eretto un imponente castello a difesa dell’abitato.

Le frequenti incursioni dei pirati turchi, che periodicamente sbarcavano nelle calette, fecero costruire dimore signorili fortificate. Morciano di Leuca, cittadina di tradizioni cristiane, vanta diversi edifici di culto, fra cui la Parrocchiale dedicata a San Giovanni Elemosiniere, patrono del paese.

Eretta nella seconda metà del 1500, ha un magnifico portale rinascimentale d’ingresso, che nasconde le fortificazioni della chiesa. Poche decine di metri separano la Parrocchiale dalla Chiesa del Carmine, che conserva eleganti altari, tele pregevoli e un organo a canne.

Lungo l’antico tracciato stradale è possibile ammirare la Cappella della Madonna di Costantinopoli (seconda metà XVI secolo) al cui interno, addossato alla parete, vi è un monolite affrescato con l’immagine della Vergine col Bambino.

La stratificazione di dipinti rilevati sulla superficie della stele di pietra rilevano il trascorrere del tempo che racconta l’evolversi dell’arte medievale e successiva.

Marina di Morciano di Leuca
Luminarie di Presicce

Presicce

Questo Borgo è sito nel basso Salento, giù al tacco dell’Italia, tra il Mar Adriatico e quello Ionico, vicino al Capo di Leuca, ed è conosciuto come la città degli ipogei, per la presenza di numerosi frantoi sotterranei.

Il suo centro abitato è posizionato in una vallata ricca di acqua e distese secolari di uliveti, pini e querce spinose.

Lo stemma di Presicce è un cervo che beve da una fonte. Della sua fondazione rimangono ancora ben visibili le rovine di un’antica torre usata come difesa da invasioni dei saraceni e una chiesetta molto essenziale.

Si pensa che il nome Presicce derivi dalla parola latina praesidium come ad indicare un presidio militare. Nel 1088 entra a far parte del Principato di Taranto, ma il feudo fu affidato ai de’ Liguoro che affidarono la terra ai contadini installando dei frantoi atti alla produzione d’olio d’oliva da esportare a Napoli ed in Spagna. Le numerose ed umili case presenti nel borgo antico dell’abitato di Presicce risalgono al Cinquecento.

Il clima caldo e il terreno fertile hanno consentito lo sviluppo del settore agricolo, intensificando la produzione di vino ed olio d’oliva (principale fonte economica del paese).

Intorno al XI-XIII secolo si diffuse l’uso di scavare frantoi ipogei a grotta, a causa dell’economia fiorente. L’economia turistica di oggi, però, è ancora più fiorente grazie al grosso turismo che annualmente invade Presicce.

Specchia

Secondo la leggenda Specchia è stata fondata da una matrona romana. Le prime notizie risalgono all’XI secolo, quando un piccolo nucleo di contadini e pastori occuparono questo colle e lontano dal mare. Il nucleo si ingrandiva sempre più.

La collina fu cinta da grandi muraglie, torrioni ecc. II centro storico è l’espressione più alta della vita e della storia di una popolazione, e quello di Specchia è considerato fra i più belli del Salento. Rivela ancora oggi un impianto medievale ed è racchiuso in un perimetro circolare della lunghezza di 700 metri corrispondente al perimetro delle antiche mura.

Intorno al primitivo nucleo, costituito dal castello, si costruì lentamente una serie di case e di strade, mano a mano che la popolazione aumentava. La parte più suggestiva è quella collocata alle spalle del castello.

Qui la natura scoscesa del luogo ha trasformato le strade in scalinate creando un gioco prospettico ed una scenografia difficilmente riscontrabile nel resto del Salento. Il centro storico di Specchia non nasconde suggestioni ad ogni angolo di strada, ma anche sotto di esse. Meritano, infatti, una visita i frantoi ipogei del periodo compreso fra il 1500 e il 1800.

La storia narra che durante il Regno di Napoli, il Salento avesse il primato nella produzione dell’olio, infatti il Capo di Leuca è ricco di queste strutture architettoniche ora abbandonate. I frantoi erano la fondamentale risorsa economica di questa terra.

Specchia
Galatina
Nardò

Galatina

È città dal 1793 per volere del re e da allora porta con fierezza questo titolo. Conserva il Museo Civico e la stupenda chiesa di S. Caterina di Alessandria, ricca di decorazioni. Le viuzze del centro storico, le piazze e le strade lastricate sembrano corridoi e sale di un museo all’aperto di Galatina. È una meraviglia che riempie lo sguardo di chi l’ammira.

Le chiese dove l’oro dei soffitti e degli ornamenti si alternano ai colori dei quadri di illustri artisti. Il color sabbia della pietra leccese si abbina alla musica che risuona per le strade e tra i portoni di questa meraviglia senza tempo. Papa Urbano VI scelse Galatina come centro propulsore della latinità.

Carlo d’Angiò affidò questo feudo alla famiglia De Balzo e, da questi al conte Raimondello Orsini Del Balzo. Galatina si ingrandì ed ebbe necessità di una nuova cinta muraria ed un nuovo ospedale. Alla morte dell’ultimo De Balzo la città era così grande da poter diventare un ducato.

Essa fu affidata alla famiglia Castriota Scanderbeg, che fece costruire un castello, divenuto un centro propulsore di cultura. Ancora oggi Galatina è animata da una valigia di saperi e conoscenze che resta sempre aperta per i suoi cittadini e i suoi visitatori.

Tra i monumenti più importanti si citano :La Basilica di Santa Caterina d’Alessandria (monumento per eccellenza di Galatina,.facciata in stile romanico pugliese; decorazioni ed un rosone centrale sulla facciata); Chiesa di San Pietro e Paolo- Duomo di Galatina (chiesa barocca su piazza Orsini); Cappella di San Paolo (Palazzo Tondi. residenza gentilizia e di pregio, che contiene la cappella di San Paolo); Centro storico di Galatina (È uno dei più ricchi del Salento, con innumerevoli beni artistici ed architettonici custoditi all’interno dell’ antica cinta muraria, a cui accedere da tre porte).

Nardò

È il centro più grande della provincia di Lecce, con spiagge dorate, coste ricamate tra le rocce, il Barocco delle chiese e il Castello che apre le porte al centro storico.

Nel suo borgo antico conserva numerosi e interessanti monumenti, tra cui la Cattedrale, la Piazza Salandra con bei palazzi in stile barocco e nel centro la Guglia dell’Immacolata.

Non molto distante, la chiesa di S. Domenico, sorta nel ‘500. Nardò nacque realmente con l’arrivo dell’impero romano, intrecciando la sua storia con quella dei popoli dominatori. Passò di mano in mano dalla famiglia Acquaviva, al regno di Napoli e, da questi agli spagnoli, a cui si ribellarono per le forti pressioni economiche.

Tra le parti più belle di Nardò si segnalano: Santa Maria al Bagno (località balneare con un mare fantastico e dove sono state rinvenute testimonianze preistoriche); Santa Caterina (Torre della dannata, perché una leggenda vuole che una fanciulla si getto nel vuoto pur di non concedersi al Duca di Nardò.

Essa veglia dall’alto della sua collina, la baia ricca di insenature e verdi pinete); Boncore (la prima località a contrastare lo strapotere fondiario); Castello Acquaviva (Il duca Giulio Antonio Acquaviva ebbe due meriti: guidò l’esercito aragonese nella liberazione di Otranto dai Turchi e progettò e costruì il castello di Nardò); Basilica Cattedrale di S.M. dell’Assunta (nasconde le sue origini molto più antiche e custodisce i resti di un’antica abazia); Parco regionale di Porto Selvaggio e Palude del Capitano; è una delle baie più belle del meridione d’Italia.

Una baia incontaminata, circondata dal verde, da dolci scogliere e bagnata anche da acque sorgive. È nel centro del Parco Naturale di Porto Selvaggio.

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